venerdì 1 maggio 2009

OK, non sarà il Corriere della Sera ma...

Certamente, non è il Corriere della Sera e nemmeno Repubblica o Il Giornale, ma è pur sempre la prima recensione pubblica del mio romanzo. Come faccio a non pubblicarla? L'autore della recensione è la stessa persona che ha presentato il mio romanzo a Chioggia lo scorso marzo, Piergiorgio Penzo, che ringrazio anche per questo.
Il giornale è il settimanale diocesano La Nuova Scintilla, il numero della domenica di Pasqua.
Chi c'era alla presentazione troverà degli echi delle cose dette lì, ma forse approfondite ancora meglio.
Buona lettura, aspettando il Corsera...

Cliccate sull'immagine qui sotto per poterlo leggere.

mercoledì 8 aprile 2009

L'ultimo commento arrivato

Continuano ad arrivarmi riscontri verbali di gente che ha letto il romanzo, anche dopo così tanto tempo dalla pubblicazione e ciò non può che farmi piacere.
Ma sono ancora più contento quando questi commenti mi arrivano in forma scritta, così da poterli condividere qui con chi legge.
L'ultimo arriva da Federica Favaro e lo pubblico così come mi è arrivato:

(...) non so dirti quante emozioni mi ha suscitato la lettura... Ti confesso che era la prima volta che mi accostavo ad un libro "noir", ho sempre letto romanzi di altro genere, nemmeno quello di Faletti tanto chiacchierato mi ha mai attirato (forse perchè troppo impegnativo per il numero di pagine!!).
Prima di tutto, come già avevo segnalato al tuo editore, il formato è perfetto e la carta stupenda: così liscia al tatto, di un bel colore avorio, con i caratteri stampati belli nitidi, è davvero piacevole sfogliare le pagine una dopo l'altra.
La storia è decisamente avvincente: più si entra nella vicenda, più si conoscono i personaggi e più si vorrebbe approfondire, fare domande. Sono così ben descritti nel loro carattere che riuscivo a figurarmeli man mano che leggevo. E la nebbia poi: a volte mi sembrava quasi di sentirla, fredda e umida nelle ossa (come in quelle del vecchio padre) accompagnare il rumore della bicicletta nel silenzio della notte... Ho avuto paura, ho sentito i brividi lungo la schiena, ho perfino versato qualche lacrima, ma non riuscivo a smettere di leggere, certa che il Bene alla fine avrebbe trionfato, in un modo o nell'altro.
Ho anche riflettuto a proposito di chissà quante brutte storie siano a noi più vicine di quello che crediamo e a quanti bambini siano spettatori di violenza tra le mura domestiche. La realtà diventa quindi più triste e spaventosa della finzione, ma credo che ci siano molti "padri" disponibili all'ascolto. Mi è piaciuto molto questo concetto di "paternità"!
Ora, Mauro, per carità, non smettere di scrivere!!
Un abbraccio e ancora grazie,
Federica"


Grazie Federica

sabato 4 aprile 2009

13 marzo 2009, una serata come un abbraccio ---- 3: tocca a me

Devo ammettere che prima di parlare avevo preparato molte più cose di quelle che poi ho detto. Semplicemente perché il relatore, Piergiorgio, aveva detto già molto e non volevo tenere lì la gente più di un'ora (io odio quando le cose durano più di un'ora...).Quindi ho sfrondato il mio intervento e l'ho ridotto all'osso. Volevo poi dare spazio alle domande che speravo copiose.Allora ho iniziato spiegando l'origine del romanzo, da dove mi è nata l'idea e perchè un prete di 70 anni come protagonista, nell'era dei blog (!!!) e di Facebook...
Sono cose che avevo già detto a Venezia, ma questa volta aggiungo il racconto di un episodio raccontato da un amico pochi giorni prima: un suo zio prete di 86 anni è co
stretto a vivere senza potersi muovere e in una quasi assoluta solitudine. Egli si è fatto incollare alla parete di fronte al letto dove è costretto sempre le immagini della sua vita, dall'inizio fino alla fine. E se le guarda tutto il giorno, se le tiene di fronte come a voler vedere il frutto di ciò che è stata la sua esistenza. Questa cosa mi ha molto colpito. Un sacerdote che ha letteralmente speso tutta la sua vita ora è in solitudine e gli rimane ciò che ha compiuto come segno di Chi lo ha compiuto. Mi sembrava c'entrasse.
Poi ho raccontato di ciò che per me vale nel romanzo e cioè questo strano ribaltamento delle cose solite come l'amore, il dolore, la paternità, l'amicizia e il male. Tutto ribaltato. Tutto che non è come uno lo pensa, tutto ad un livello diverso, direi più profondo e vero. E allora il mio amico Mario Frizziero legge per me una delle pagine più belle del romanzo, pagina 67, dove Don Luigi parla della sua perpetua Elvira quando - ancora giovane - rischia di innamorarsene. Quindi parla dell'amore che viene abbracciato in un più grande Amore. La lettura mi comm
uove e stento a credere di aver scritto io quelle parole.
Poi lascio spazio alle domande. La prima di Valentina, sul titolo. Rispondo volentieri anche se avevo già accennato una risposta. Nella notte che ognuno vive c'è sempre il
 riverbero di un volto che può ridonare un barlume di speranza che fa vivere. Semplice. Il romanzo, dico, è come essere accompagnati pian piano in una stanza che diventa buia poco alla volta, fino all'oscurità totale. Dopo un poco che il buio vince su tutto, allora si vede quel riverbero appena accennato di un volto ma è ciò che basta per vincere la paura e permette di aspettare la luce piena.
Poi Roberto che chiede se c'è un riferimento tra il prologo e la fine e mi "costringe" a dire qualcosa della fine, di cui non volevo parlare. Ma ormai siamo in ballo e balliamo. Certamente nel prologo c'è già in nuce il sacrificio finale.
 Ma non voglio dire di più.
Poi interviene Alessandra Salvagno, l'editrice e dice che per ognuno c'è il proprio buio e la possibilità di vedere quel volto. Bello. Ognuno vede quel volto e lo interpreta in maniera diversa, ma alla fine di un Volto tutti abbiamo bisogno. Perfetto.
Si arriva ai saluti e io
 ringrazio di nuovo tutti, ma proprio tutti.
Poi le firme delle copie, persino quella dell'assessore, della grafica che ha fatto la bellissima copertina e di gente che nemmeno conosco.
Fuori mi attendono gli amici più cari perché le mie donne portano a casa la nonna che è venuta lì per me. Giulia, mia figlia più grande, rimane lì con me.
Ecco che si conclude un abbraccio a me e alle  cose che ho scritto, proprio con gli amici e mia figlia. Finisce tutto, in fretta. Ma rimane quell'abbraccio. Una serata che è stata un abbraccio alla mia umanità. Grazie a tutti.

domenica 29 marzo 2009

13 marzo 2009, una serata come un abbraccio ---- 2: l'assessore e il relatore

La sala è quasi gremita (e chi l'avrebbe detto). Arriva anche l'assessore alla Cultura del Comune di Chioggia dott. Pecchie, con la sua copia del romanzo in mano. Si avvicina e mi stringe la mano, presentato dal mio editore che gli dice: "Ecco l'autore!" e quello sarei io. Lo accolgo e gli do il benvenuto invitandolo ad accomodarsi in prima fila (non si fa così?).
E allora si comincia, sia aspetta
va solo lui.
Introduce con due parole di amico Andrea Venerucci (che ringrazio anche qui, per la passione con cui mi ha aiutato ad organizzare questo semplice evento e per le parole che mi disse quando gli feci leggere le bozze molti anni fa).
D'obbligo innanzitutto il saluto dell'assessore, che dice che una società senza approfondimento dell'io, anche nello spirito, non si fonda su basi solide. Saluta e ringrazia. Ma rimane ad ascoltare.

Andrea introduce il relatore principale (perchè
non sono mica io quello importante qui), il dott. Piergiorgio Penzo dell'Associazione Culturale Il Fondaco di Chioggia.

Piergiorgio non è un amico nel senso più letterale del termine. Cioè non è una persona che frequento normalmente. Quindi è già molto che abbia accettato di mettersi in gioco rispetto al mio romanzo e lo ha fatto alla grande.
L'inizio è dei più promettenti perchè esordisce paragonando il mio romanzo ad un romanzo minore (e ci mancherebbe...) di Bernanos: "Sotto il sole di Satana". Già questo
ti fa venire i prividi. Mauro Bighin paragonato a Bernanos. Anche solo le sonorità del cognome stonano con questa mia troncatura tipicamente veneta che crea un suono insopportabile. Invece "Bernanos" è tutta un'altra storia. Comunque Piergiorgio ha coraggio da vendere e spiega perchè questa vicinanza.
Certamente la figura del prete (quasi banale al pensarci) che è presente in entrambi i romanzi, ma poi e soprattutto la figura del Demonio. Il relatore identifica nella figura del dott. Barbieri nel mio romanzo con la figura del Demonio. Io sobbalzo dalla sedia e sono curioso di vedere dove va a finire, perchè non c'avevo nemmeno pensato ad una eventualità del genere scrivendo.
Accenna ad alcuni episodi dove è chiaro questa aspetto demoniaco ed in particolare mi colpisce quando dice che è chiaramente demoniaco il fatto che il personaggio del dottore desidera cancellare il male, non sopporta il male, e prescrive dosi di antidolorifico maggiori del necessario per cancellarlo dai suoi pazienti. Interessante.

Poi il relatore racconta degli altri personaggi: Don Luigi ed Elvira innanzitutto, del loro rapporto di mutua dedizione che rappresenta poi la vera vittoria e il vero senso, secondo lui, del romanzo. Poi Luca, il ragazzo che riconosce nel sacerdote la speranza che non conosceva più.

Il relatore racconta dettagli (e io tremo, perchè non vorrei svelare troppo del romanzo, per non far perdere il gusto della lettura a chi non lo ha ancora letto e che si trova in sala), ma lo fa con naturalezza, quasi come se di dovesse fare.
Mi colpisce come lui nomini i personaggi sempre con il loro nome, al contrario di quello che solitamente faccio io. Per lui sono "Don Luigi", "il dott. Barbieri", "Elvira", "Luca", mentre per me sono sempre "il sacerdote", "il dottore", "il ragazzo", "la perpetua". E mi accorgo che è molto meglio come li racconta lui. Io ho quasi un timore a chiamarli per nome, ma evidentemente per lui sono più veri e vicini di quanto non lo siano per me.

Piergiorgio conclude parlando appunto della vittoria di Cristo nel rapporto profondo di Don Luigi ed Elvira (ecco, ora li chiamo anch'io per nome...), non tanto nel sacrificio. E mi accorgo che è vero. Quell'amore più grande di ogni amore, di cui parlerò poi io nel mio intervento, è la vera vittoria che cambia la circostanza, e volge al bene anche la profondità di male raccontata nel romanzo. Ma questo arriva con la prossima parte.

sabato 21 marzo 2009

13 marzo 2009, una serata come un abbraccio - --- 1: l'attesa


Ho lasciato decantare un poco le emozioni della serata di presentazione del mio romanzo nella mia città, con la mia gente, i miei amici e anche chi non mi conosceva.
Perché avrei scritto solo frasi di entusiasmo e invece voglio raccontare, per chi non ha potuto esserci e magari avrebbe voluto, o semplicemente per chi è curioso di cosa possa provare uno come me durante un evento del genere.
Le regole del web e dei blog in particolare dicono di essere brevi, e allora dividerò le cose.
Comincio con l'attesa.
Il mio amico Paolo mi accompagna verso la sala dove tutto si svolgerà. Arrivo presto e trovo già Alessandra, Sandro e Caterina, cioè i miei editori. Gente che si è mossa in prima persona per me, chiedendo la sala, contattando il Comune per il patrocinio, organizzando i volantini e tutte le comunicazioni (compreso la notizia su Il Gazzettino...). Insomma sono appena arrivato e già mi sento grato.
Ricordavo la sala come più piccola di quello che effettivamente è. Penso subito che non si riempirà, ma alla fine non è proprio un pensiero che mi tocca più di tanto. Certamente è la sala giusta dove fare una cosa del genere. Il luogo che avevo sempre pensato quando immaginavo la presentazione di questo mio primo romanzo. Una bella cappella dei Padri Filippini, pareti lignee e un bel crocefisso scuro su sfondo rosso dietro al tavolo degli oratori. I colori della mia copertina e una metafora anticipata del titolo.
Trovo ad aspettare fuori dalla porta un amico di Cremona che stentavo a riconoscere al buio (pensavo fosse un giornalista...). Danilo è venuto da Cremona apposta. E lì già la mia emozione subisce un colpo basso. Un amico parte da Cremona per me, fa tutta quella strada, lascia a casa moglie e bambini, per venire a sentire me che parlo del mio libro. Non è una cosa grandiosa? Per me basterebbe anche quello, la serata avrebbe già un senso, ma le sorprese non finiscono. La sala è ancora vuota e io sono già felice.

giovedì 12 marzo 2009

Essere letti dentro, il commento di Mario Dupuis

E' con sincera riconoscenza che riporto integralmente qui di seguito il commento al mio romanzo che ho ricevuto da Mario Dupuis, presidente del Gruppo Edimar - importante realtà di accoglienza ed educazione di Padova. Egli ha saputo leggere il mio romanzo con una profondità che mi commuove. Egli ha saputo cogliere il nucleo più vero che sta all'origine della mia scrittura e, in qualche modo, ha letto me stesso - oltre al mio romanzo.
Per questo lo ringrazio di cuore.

Ecco il suo commento, che è l'introduzione più bella alla serata di presentazione di domani:

"Il libro di Mauro Bighin è un inno alla paternità che nasce dalla gratuità.
Don Luigi impersonifica la possibilità reale e vertiginosa che un uomo, a partire dallo sguardo sulla vita che gli proviene dalla fede, possa accompagnare un altro uomo nell'avventura spesso triste e dolorosa della vita, come un padre accompagna un figlio, fino a morire per lui, come accade nel romanzo.
Nessuno, se non per una Grazia speciale che viene da Dio, può amare l'altro fino a dare la vita, ma è possibile amare l'altro più di se stessi, perché si ama il suo destino e amando il suo destino si ama di più il proprio, e il destino vale più di tutta la vita: "A che serve la vita se uno poi perde l'anima?" E chi non è cristiano non dica che non crede nell'anima, perché l'anima è l'origine di tutto, è il movente ultimo di ogni nostro gesto, è come una presenza in noi che ci fa riconoscere ciò che è un bene.
Essere padri vuol dire amare il destino di un altro più che se stessi. Don Luigi aveva a cuore il destino di quel ragazzo; non sapeva se avrebbe potuto risolvere il suo angosciante problema, ma era evidente che lui amava il destino buono di quel ragazzo; voleva che la sua vita di tutti i giorni contribuisse a riconoscere questo destino buono.
E non a caso l'ultimo capitolo prima dell'epilogo, finisce con la parola "Figliolo" che "si conficcava come un seme nel terreno fecondo di una nuova
paternità".
Una conseguenza di un uomo che vive così, che segue con questo amore paterno la vita di un ragazzo, è che ne godono tutti. E così è possibile che "quell'anziana signora sentisse sgorgare, dalle venature nere del marmo lucente, un certo calore".
Don Luigi che nel prologo iniziale "sentiva il marmo freddo" vive una vicenda umana, per cui, nel prologo finale, emana calore dal marmo della sua tomba. "Tutto è compiuto".
Uomini così sono come un volto nella notte. Non più "nel volto la notte" cioè negli sguardi tutta la disperazione possibile, ma "nella notte un volto": questa è la novità che tutto il mondo attende. Grazie al mio amico Mauro Bighin di avercela ricordata.
Mario Dupuis"

martedì 3 marzo 2009

La locandina ufficiale della presentazione ufficiale!


Ecco la locandina che è stata stampata per la presentazione ufficiale del mio romanzo nella mia città natale, con tanto di imprimatur del Comune...
Fa un bell'effetto, no?

martedì 24 febbraio 2009

La presentazione ufficiale, finalmente

E' giunto il momento tanto atteso, quello della presentazione ufficiale (con tanto di locandina, che posterò appena pronta...) del mio romanzo. Non poteva non essere che nella mia città, Chioggia.
Il giorno 13 marzo 2009, alle ore 21, presso la Sala San Filippo Neri a Chioggia (a fianco dell'omonima chiesa in pieno centro) si terrà l'incontro. Vi farò sapere chi introdurrà, semmai ci sarà qualcuno volonteroso fra quelli che l'hanno letto. Aggiornamenti qui.

martedì 3 febbraio 2009

Incontro con l'autore - Venezia 31 gennaio 2009


Alla fine è stato tutto più semplice di quanto immaginassi.
In una piccola e famosa libreria di Venezia, Il Capitello, Federica ha ricavato un angolo per incontri mensili con autori di libri, locali e non. Oggi tocca a me. Entro e non c'è ancora nessuno e vedo quelle sedie vuote. Comincio ad immaginare chi si sarebbe seduto lì, semmai qualcuno fosse venuto. Perchè mi domando sempre, ma chi può venire ad ascoltare me? E dimentico che vengono anche per il mio libro. Quello l'ho scritto, è lui la causa.

Poi arrivano alla spicciolata, gente di età diverse, da chissà quali case si sono mossi. Che cosa hanno lasciato per venire fin da me? E cominciano a sedersi, aspettano l'autore che invece è lì e li guarda, uno ad uno.
Arriva il momento di cominciare e la saletta è già piena. Una ventina di persone, mica cento. Ma uno spettacolo vederli attendere che si cominci, attendere me.

Federica, la libraia, introduce familiarmente e Federico, lo scrittore e organizzatore, sottolinea che il libro è bello anche da vedere. Poi Alessandra, la mia editrice, dice cose di me che è bello ascoltare. Parla di amicizia, riconoscenza, quando lì di riconoscente ce n'è uno solo, e quello sono io.
Poi tocca a me. Dico da dove è nato il romanzo, da dove nascono quei personaggi e la storia non prefissata. Dico del dono che ho ricevuto. E tutti guardano e ascoltano. Mi sentono parlare di un vecchio prete che è il protagonista. Subito la domanda prevista: perchè un prete? Perchè una perpetua? E io spiego.
La domanda più bella: ma in questo romanzo con due vecchi come protagonisti, c'è una storia d'amore, vero? E solo chi l'ha letto poteva fare questa domanda. Certamente, c'è l'amore ma non è quello che ci si aspetta, c'è un'amore più grande che è rispetto, dedizione, amore al destino dell'altro.
Poi si parla di poesia. C'è legame tra la mia poesia e il romanzo? E come è possibile che sia diverso? Io scrivo e basta, poesia e romanzo si intrecciano. Leggo pagina 67. Federica legge il prologo e mi viene un brivido ad ascoltare le mie parole lette così.
Alla fine vengono a farsi fare le dediche come si usa, ma io lo faccio per la prima volta ed è incredibile. C'è anche la mia amica Federica (eh sì, è la serata dei Federico e Federica in abbondanza...) che mi ha commosso portandosi dietro la suocera (una signora gentile e attenta) e il marito.

Insomma un'ora piena di emozioni vere, difficili da raccontare. Allora ci pensa Giulia che scatta le foto e ve le offro. L'incontro con l'autore è terminato con un bicchiere di prosecco. L'autore ringrazia.

lunedì 26 gennaio 2009

In vendita su IBS.IT

Per tutti coloro che non mi conoscono e che capitano qui e magari vorrebbero leggere il mio romanzo, sono lieto di farvi sapere che è ora possibile acquistarlo anche on line nel grande negozio specializzato www.ibs.it. Basta digitare il mio nome e cognome nel campo di ricerca e vi uscirà il libro. Poi lo mettete in carrello et voilà.

sabato 24 gennaio 2009

Un commento davvero speciale

Non me ne vorranno tutti gli altri che mi hanno concesso di pubblicare il loro commento. Ma questo che segue è stato una sorpresa da condividere. Qualcosa di speciale per l'acutezza, la profondità e la serietà di analisi. Traspare una passione per ciò che si è letto che è come un atto d'amicizia e come tale l'ho accolto. Una recensione appassionata più che un commento e basta. Qualcosa che racconta di un'intelligenza acuta e di un cuore grande di chi l'ha scritto.

"C’è una storia sostenuta da una tensione continua, da un ritmo battente ma come diluito, sospeso. Sincopato, direbbe Mauro.
Suoni ovattati e colori scuri accompagnano il duro fluire dell’inverno, che è riposo e silenzio. Quando il silenzio viene rotto, è con la violenza del dolore che rompe gli argini e prorompe in un grido, nel sordo rumore del bastone, di un corpo che cade. Oppure con il bisbiglio di un dolore vissuto con dignità.
Immagini scure, cupe, che fanno male a chi legge ma catturano, senza lasciare scampo: così non si può fare a meno di continuare a leggere riga dopo riga, pagina dopo pagina, calamitati dall’atmosfera, dall’oscurità, dalla nebbia, dal silenzio dell’inverno.
I pochi accenni ai primi computer, alla televisione, alle campane collocano la storia quasi al di fuori di una precisa dimensione temporale, quasi a significare che lo spirito del male aleggia eternamente, è in agguato. Ma accanto al dolore, quello quotidiano, quello universale, accanto ai drammi eterni di chi è costretto a scegliere tra la vita e il rispetto umano c’è un respiro libero, la voglia di raccontare la vita e la bellezza, la purezza luminosa di cuori semplici, al di là delle eterne contraddizioni umane.
Perché, e credo sia questo uno dei temi del romanzo, dal male nasce il male, il dolore genera dolore e chi ha ricevuto dolore e male è condannato a restituirlo, in un vortice che sembra inarrestabile.
Ma questa volta la catena del male si rompe, grazie al coraggio di Marco e alla sua fiducia in Don Luigi. Marco non replicherà l’orrore, la colpa del padre non ricadrà sul figlio. Marco si affiderà, con il semplice e infallibile intuito dei bambini, a un puro come lui. Lascerà a se stesso il padre in cui non si riconosce e sceglierà quasi inconsapevolmente un altro padre, che di coraggio e fede ha vissuto ed è morto, in una luminosa affinità elettiva.

Nella notte un volto è un libro “compatto”, essenziale, sintetico anche nella scrittura; è privo di digressioni superflue, di autocompiacimenti, di narcisistici cedimenti alla tentazione, in cui cadono oggi tanti autori di celebrati best seller, di rubare la scena ai personaggi e alla storia.

Qualche piccola debolezza? Mi pare che forse manchi, in qualche momento, il lavoro di lima sulla parola, sull’aggettivo, che manchi quell’espressione precisa che rende perfetta la frase. Forse, inoltre, in qualche momento la trama ha qualche cedimento; forse è stato voluto così, ma l’immagine del bastone rischia di diventare ossessiva, un po’ come l’ascia di Raskol’nikov. Ma questi sono dettagli.

Al di là dei meriti del libro, complimenti a Mauro soprattutto per aver dimostrato, anche lui come Marco, due belle, luminose qualità: FIDUCIA e CORAGGIO." Maria Grazia Mugheddu


Grazie Maria Grazia, infinitamente grazie.

martedì 20 gennaio 2009

La prima presentazione pubblica

Sono lieto di informare che il giorno 31/01 alle ore 18 presso la libreria "Il Capitello" di Venezia ci sarà un "incontro con l'autore" dove la cosa strana è che l'autore sia io. E' una cosa che solo a pensarla mi fa venire mal di testa. Certamente sarà una cosa intima, ma anche se ci saranno due persone, quelle due persone saranno lì per sentire parlare me del mio romanzo.
Il bello di tutto questo è che a tutt'oggi non ho idea di cosa dirò e mi sa che lo saprò il giorno prima.
Come cominciare? Con una citazione? Con un pezzo del romanzo?
Che tono usare? Serio? Ironico?
Accetto consigli... La disperazione fa brutti scherzi...

martedì 13 gennaio 2009

Commenti 4

Un altro lusinghiero commento che arriva. stavolta, da una amica giornalista. Mi piace soprattutto quando dice di non essere arrabbiata per la prima volta del ritardo del suo treno perchè così avrebbe avuto altri 30 minuti per leggere il mio romanzo. Robe grandi. Ecco il commento nella sua interezza:

"Letto tutto di un fiato, nello spazio/tempo che separa Bologna da Roma in un'andata e ritorno di Eurostar.
Lunedì 22 dicembre: tutto intorno mi parla di Natale. La città che lascio e quella che incontro, addobbate a festa, i miei compagni di viaggio con pacchetti e regali e con le valigie di chi sta per raggiungere i parenti del "Natale con i tuoi". Anche il tuo libro mi ha parlato di Natale. Ha saputo predispormi alle Feste, regalarmi emozioni pulite e mi ha scaldato il cuore, lasciandomi quel buon sapore delle cose semplici e belle.
Devo aver di certo suscitato la curiosità degli altri viaggiatori per come ero assorta nella lettura. Imperturbabile ai continui spostamenti degli sbagliaposto e dei non-obliteranti. Impassibile, anzi quasi felice - per una volta-, all'annuncio di 30 minuti di ritardo. Prassi ormai consilidata per Trenitalia, che però questa volta mi ha reso possibile la fine della lettura.
E' sempre emozionante leggere un libro di un amico. Scopri un po'di lui, e spesso anche un po' di te stesso.
Questa volta ho scoperto in te, veramente un bravo talento. Una storia incalzante quanto basta per lasciarti in attesa, concedendoti però il tempo di una lettura attenta e mai agitata. Un modo di descrivere poetico e preciso, al punto che riesci a immaginare l'ambiente e la scenografia del racconto. Di semplice lettura e scorrevole, con alcuni passaggi che ti obbligano a pensare...Mai banale. E con frasi che vorresti sottolineare." Martina Liverani

mercoledì 7 gennaio 2009

La sfida degli sconosciuti

Certo, quando pubblichi un romanzo e non sei nessuno, i primi a cui ti rivolgi sono gli amici, le persone che ti conoscono e che magari - in alcuni casi - te lo comprano solo per non farti dispiacere. Ed è ovvio che ciò sia accaduto anche a me. Non nascondo tuttavia che molti commenti anche di persone amiche sono stati evidentemente più positivi rispetto a quello che una semplice cortesia poteva prevedere.
Ma ci sono due casi che mi preme citare, e sono quelli legati a due persone a me perfettamente sconosciute, fuori dal mio mondo, che non conoscevano nemmeno la mia esistenza prima di aver letto il mio romanzo.
Il primo è un fattorino della DHL che, portando le sue consegne alla reception del luogo in cui lavoro, ha visto il mio libro sul bancone e l'ha voluto acquistare.
Dopo qualche giorno, sempre per il suo abituale giro di consegne, ha lasciato detto alla collega della reception di farmi sapere che il romanzo l'aveva letto subito e che lo aveva molto colpito e gli era piaciuto molto.
L'altro è quello di una signora che faceva i pacchi regalo per la Croce Rossa in uno dei tanti centri commerciali del Veneto durante le giornate pre-natalizie. Un mio carissimo amico era andato lì per farsi impacchettare alcune copie del mio libro da regalare e lei, incuriosita, ne aveva voluta una copia. Il mio amico gliel'aveva venduta (ne aveva altre da parte...) lasciandole il numero perché, nel caso, la chiamasse per dirle se le era piaciuto. Ma sono quelle cose che fai più per cortesia che altro. E invece, dopo qualche giorno la crocerossina lo chiama per dirgli che il romanzo le era piaciuto molto e che ne avrebbe regalato probabilmente delle copie anche lei.
Insomma, questa signora, sconosciuta a me ma anche al mio amico, si è presa la briga di telefonargli per dirglielo. Apposta, capite?
Questi sono i due episodi più belli di questo periodo così denso di soddisfazioni.
Entrare nella vita di sconosciuti con le tue parole e sentirsi dire che in qualche modo li hanno toccati. Che cosa si può volere di più da un primo romanzo? Grazie a questi sconosciuti che ora mi sono amici.

martedì 6 gennaio 2009

Commenti 3

Continuano ad arrivarmi i commenti dei lettori e volentieri pubblico con loro autorizzazione.

"(...) Grazie per le belle pagine del tuo libro, l'idea di un tema così scottante come una violenza in famiglia che può essere sia fisica che morale mi faceva star male, ma poi spinta dalla curiosità di leggerti che dire mi sono fatta coinvolgere, ed il libro mi ha coinvolto dalle prime righe, ti prende e ti fa vivere insieme al protagonista nelle sue azioni e nel suo pensare sembra davvero di essere nella sua testa, terribilmente intenso sono stata spronata al concluerlo in due giorni tutto di un fiato.
Il sacerdote poi mi ricordava tantissimo soprattutto nella battute iniziali il Don Abbondio dei Promessi Sposi, con il vantaggio di un coraggio che solo la fede più profonda può regalarti." Daniela Cipolletti