domenica 29 marzo 2009

13 marzo 2009, una serata come un abbraccio ---- 2: l'assessore e il relatore

La sala è quasi gremita (e chi l'avrebbe detto). Arriva anche l'assessore alla Cultura del Comune di Chioggia dott. Pecchie, con la sua copia del romanzo in mano. Si avvicina e mi stringe la mano, presentato dal mio editore che gli dice: "Ecco l'autore!" e quello sarei io. Lo accolgo e gli do il benvenuto invitandolo ad accomodarsi in prima fila (non si fa così?).
E allora si comincia, sia aspetta
va solo lui.
Introduce con due parole di amico Andrea Venerucci (che ringrazio anche qui, per la passione con cui mi ha aiutato ad organizzare questo semplice evento e per le parole che mi disse quando gli feci leggere le bozze molti anni fa).
D'obbligo innanzitutto il saluto dell'assessore, che dice che una società senza approfondimento dell'io, anche nello spirito, non si fonda su basi solide. Saluta e ringrazia. Ma rimane ad ascoltare.

Andrea introduce il relatore principale (perchè
non sono mica io quello importante qui), il dott. Piergiorgio Penzo dell'Associazione Culturale Il Fondaco di Chioggia.

Piergiorgio non è un amico nel senso più letterale del termine. Cioè non è una persona che frequento normalmente. Quindi è già molto che abbia accettato di mettersi in gioco rispetto al mio romanzo e lo ha fatto alla grande.
L'inizio è dei più promettenti perchè esordisce paragonando il mio romanzo ad un romanzo minore (e ci mancherebbe...) di Bernanos: "Sotto il sole di Satana". Già questo
ti fa venire i prividi. Mauro Bighin paragonato a Bernanos. Anche solo le sonorità del cognome stonano con questa mia troncatura tipicamente veneta che crea un suono insopportabile. Invece "Bernanos" è tutta un'altra storia. Comunque Piergiorgio ha coraggio da vendere e spiega perchè questa vicinanza.
Certamente la figura del prete (quasi banale al pensarci) che è presente in entrambi i romanzi, ma poi e soprattutto la figura del Demonio. Il relatore identifica nella figura del dott. Barbieri nel mio romanzo con la figura del Demonio. Io sobbalzo dalla sedia e sono curioso di vedere dove va a finire, perchè non c'avevo nemmeno pensato ad una eventualità del genere scrivendo.
Accenna ad alcuni episodi dove è chiaro questa aspetto demoniaco ed in particolare mi colpisce quando dice che è chiaramente demoniaco il fatto che il personaggio del dottore desidera cancellare il male, non sopporta il male, e prescrive dosi di antidolorifico maggiori del necessario per cancellarlo dai suoi pazienti. Interessante.

Poi il relatore racconta degli altri personaggi: Don Luigi ed Elvira innanzitutto, del loro rapporto di mutua dedizione che rappresenta poi la vera vittoria e il vero senso, secondo lui, del romanzo. Poi Luca, il ragazzo che riconosce nel sacerdote la speranza che non conosceva più.

Il relatore racconta dettagli (e io tremo, perchè non vorrei svelare troppo del romanzo, per non far perdere il gusto della lettura a chi non lo ha ancora letto e che si trova in sala), ma lo fa con naturalezza, quasi come se di dovesse fare.
Mi colpisce come lui nomini i personaggi sempre con il loro nome, al contrario di quello che solitamente faccio io. Per lui sono "Don Luigi", "il dott. Barbieri", "Elvira", "Luca", mentre per me sono sempre "il sacerdote", "il dottore", "il ragazzo", "la perpetua". E mi accorgo che è molto meglio come li racconta lui. Io ho quasi un timore a chiamarli per nome, ma evidentemente per lui sono più veri e vicini di quanto non lo siano per me.

Piergiorgio conclude parlando appunto della vittoria di Cristo nel rapporto profondo di Don Luigi ed Elvira (ecco, ora li chiamo anch'io per nome...), non tanto nel sacrificio. E mi accorgo che è vero. Quell'amore più grande di ogni amore, di cui parlerò poi io nel mio intervento, è la vera vittoria che cambia la circostanza, e volge al bene anche la profondità di male raccontata nel romanzo. Ma questo arriva con la prossima parte.

sabato 21 marzo 2009

13 marzo 2009, una serata come un abbraccio - --- 1: l'attesa


Ho lasciato decantare un poco le emozioni della serata di presentazione del mio romanzo nella mia città, con la mia gente, i miei amici e anche chi non mi conosceva.
Perché avrei scritto solo frasi di entusiasmo e invece voglio raccontare, per chi non ha potuto esserci e magari avrebbe voluto, o semplicemente per chi è curioso di cosa possa provare uno come me durante un evento del genere.
Le regole del web e dei blog in particolare dicono di essere brevi, e allora dividerò le cose.
Comincio con l'attesa.
Il mio amico Paolo mi accompagna verso la sala dove tutto si svolgerà. Arrivo presto e trovo già Alessandra, Sandro e Caterina, cioè i miei editori. Gente che si è mossa in prima persona per me, chiedendo la sala, contattando il Comune per il patrocinio, organizzando i volantini e tutte le comunicazioni (compreso la notizia su Il Gazzettino...). Insomma sono appena arrivato e già mi sento grato.
Ricordavo la sala come più piccola di quello che effettivamente è. Penso subito che non si riempirà, ma alla fine non è proprio un pensiero che mi tocca più di tanto. Certamente è la sala giusta dove fare una cosa del genere. Il luogo che avevo sempre pensato quando immaginavo la presentazione di questo mio primo romanzo. Una bella cappella dei Padri Filippini, pareti lignee e un bel crocefisso scuro su sfondo rosso dietro al tavolo degli oratori. I colori della mia copertina e una metafora anticipata del titolo.
Trovo ad aspettare fuori dalla porta un amico di Cremona che stentavo a riconoscere al buio (pensavo fosse un giornalista...). Danilo è venuto da Cremona apposta. E lì già la mia emozione subisce un colpo basso. Un amico parte da Cremona per me, fa tutta quella strada, lascia a casa moglie e bambini, per venire a sentire me che parlo del mio libro. Non è una cosa grandiosa? Per me basterebbe anche quello, la serata avrebbe già un senso, ma le sorprese non finiscono. La sala è ancora vuota e io sono già felice.

giovedì 12 marzo 2009

Essere letti dentro, il commento di Mario Dupuis

E' con sincera riconoscenza che riporto integralmente qui di seguito il commento al mio romanzo che ho ricevuto da Mario Dupuis, presidente del Gruppo Edimar - importante realtà di accoglienza ed educazione di Padova. Egli ha saputo leggere il mio romanzo con una profondità che mi commuove. Egli ha saputo cogliere il nucleo più vero che sta all'origine della mia scrittura e, in qualche modo, ha letto me stesso - oltre al mio romanzo.
Per questo lo ringrazio di cuore.

Ecco il suo commento, che è l'introduzione più bella alla serata di presentazione di domani:

"Il libro di Mauro Bighin è un inno alla paternità che nasce dalla gratuità.
Don Luigi impersonifica la possibilità reale e vertiginosa che un uomo, a partire dallo sguardo sulla vita che gli proviene dalla fede, possa accompagnare un altro uomo nell'avventura spesso triste e dolorosa della vita, come un padre accompagna un figlio, fino a morire per lui, come accade nel romanzo.
Nessuno, se non per una Grazia speciale che viene da Dio, può amare l'altro fino a dare la vita, ma è possibile amare l'altro più di se stessi, perché si ama il suo destino e amando il suo destino si ama di più il proprio, e il destino vale più di tutta la vita: "A che serve la vita se uno poi perde l'anima?" E chi non è cristiano non dica che non crede nell'anima, perché l'anima è l'origine di tutto, è il movente ultimo di ogni nostro gesto, è come una presenza in noi che ci fa riconoscere ciò che è un bene.
Essere padri vuol dire amare il destino di un altro più che se stessi. Don Luigi aveva a cuore il destino di quel ragazzo; non sapeva se avrebbe potuto risolvere il suo angosciante problema, ma era evidente che lui amava il destino buono di quel ragazzo; voleva che la sua vita di tutti i giorni contribuisse a riconoscere questo destino buono.
E non a caso l'ultimo capitolo prima dell'epilogo, finisce con la parola "Figliolo" che "si conficcava come un seme nel terreno fecondo di una nuova
paternità".
Una conseguenza di un uomo che vive così, che segue con questo amore paterno la vita di un ragazzo, è che ne godono tutti. E così è possibile che "quell'anziana signora sentisse sgorgare, dalle venature nere del marmo lucente, un certo calore".
Don Luigi che nel prologo iniziale "sentiva il marmo freddo" vive una vicenda umana, per cui, nel prologo finale, emana calore dal marmo della sua tomba. "Tutto è compiuto".
Uomini così sono come un volto nella notte. Non più "nel volto la notte" cioè negli sguardi tutta la disperazione possibile, ma "nella notte un volto": questa è la novità che tutto il mondo attende. Grazie al mio amico Mauro Bighin di avercela ricordata.
Mario Dupuis"

martedì 3 marzo 2009

La locandina ufficiale della presentazione ufficiale!


Ecco la locandina che è stata stampata per la presentazione ufficiale del mio romanzo nella mia città natale, con tanto di imprimatur del Comune...
Fa un bell'effetto, no?