giovedì 12 marzo 2009

Essere letti dentro, il commento di Mario Dupuis

E' con sincera riconoscenza che riporto integralmente qui di seguito il commento al mio romanzo che ho ricevuto da Mario Dupuis, presidente del Gruppo Edimar - importante realtà di accoglienza ed educazione di Padova. Egli ha saputo leggere il mio romanzo con una profondità che mi commuove. Egli ha saputo cogliere il nucleo più vero che sta all'origine della mia scrittura e, in qualche modo, ha letto me stesso - oltre al mio romanzo.
Per questo lo ringrazio di cuore.

Ecco il suo commento, che è l'introduzione più bella alla serata di presentazione di domani:

"Il libro di Mauro Bighin è un inno alla paternità che nasce dalla gratuità.
Don Luigi impersonifica la possibilità reale e vertiginosa che un uomo, a partire dallo sguardo sulla vita che gli proviene dalla fede, possa accompagnare un altro uomo nell'avventura spesso triste e dolorosa della vita, come un padre accompagna un figlio, fino a morire per lui, come accade nel romanzo.
Nessuno, se non per una Grazia speciale che viene da Dio, può amare l'altro fino a dare la vita, ma è possibile amare l'altro più di se stessi, perché si ama il suo destino e amando il suo destino si ama di più il proprio, e il destino vale più di tutta la vita: "A che serve la vita se uno poi perde l'anima?" E chi non è cristiano non dica che non crede nell'anima, perché l'anima è l'origine di tutto, è il movente ultimo di ogni nostro gesto, è come una presenza in noi che ci fa riconoscere ciò che è un bene.
Essere padri vuol dire amare il destino di un altro più che se stessi. Don Luigi aveva a cuore il destino di quel ragazzo; non sapeva se avrebbe potuto risolvere il suo angosciante problema, ma era evidente che lui amava il destino buono di quel ragazzo; voleva che la sua vita di tutti i giorni contribuisse a riconoscere questo destino buono.
E non a caso l'ultimo capitolo prima dell'epilogo, finisce con la parola "Figliolo" che "si conficcava come un seme nel terreno fecondo di una nuova
paternità".
Una conseguenza di un uomo che vive così, che segue con questo amore paterno la vita di un ragazzo, è che ne godono tutti. E così è possibile che "quell'anziana signora sentisse sgorgare, dalle venature nere del marmo lucente, un certo calore".
Don Luigi che nel prologo iniziale "sentiva il marmo freddo" vive una vicenda umana, per cui, nel prologo finale, emana calore dal marmo della sua tomba. "Tutto è compiuto".
Uomini così sono come un volto nella notte. Non più "nel volto la notte" cioè negli sguardi tutta la disperazione possibile, ma "nella notte un volto": questa è la novità che tutto il mondo attende. Grazie al mio amico Mauro Bighin di avercela ricordata.
Mario Dupuis"

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