Continuano ad arrivarmi i commenti dei lettori e volentieri pubblico con loro autorizzazione.
"(...) Grazie per le belle pagine del tuo libro, l'idea di un tema così scottante come una violenza in famiglia che può essere sia fisica che morale mi faceva star male, ma poi spinta dalla curiosità di leggerti che dire mi sono fatta coinvolgere, ed il libro mi ha coinvolto dalle prime righe, ti prende e ti fa vivere insieme al protagonista nelle sue azioni e nel suo pensare sembra davvero di essere nella sua testa, terribilmente intenso sono stata spronata al concluerlo in due giorni tutto di un fiato.
Il sacerdote poi mi ricordava tantissimo soprattutto nella battute iniziali il Don Abbondio dei Promessi Sposi, con il vantaggio di un coraggio che solo la fede più profonda può regalarti." Daniela Cipolletti
Sconosciuti, appunto. Mi sto chiedendo in che categoria mettermi, dato che non ti ho mai visto: semplici conoscenti? Scherzo.
RispondiEliminaCome promesso, l'ho letto e torno per dire qualche cosa: lo faccio nonostante la mail che ti ho appena inviato, perché altrimenti non rispetterei il proposito scritto nel mio primo commento in questo blog.
Come ti ho detto, credo che qualche difettuccio ci sia: vedo che altri ti hanno segnalato errori e refusi ed in ogni caso confermo che la trama mi sembra piuttosto debole.
Ciò detto, ero curiosissimo di leggere questo libro e la voglia di leggere è aumentata al procedere della lettura: non male, no, per un romanzo?
Poi, soprattutto, non mi è parso proprio un romanzo, quanto piuttosto una scusa (una occasione) per altro: per comunicare brani di vita, innanzitutto, non certo del prete, ma -ovviamente- tuoi. Sostanzialmente, sia pure con innegabile nesso alla trama, ciò che fai mi sembra descrivere con accuratezza dettagli, innanzitutto, e non una storia: dettagli che ritrovo nella mia stessa vita (la nebbia, il freddo, la campagna, la messa di Natale, il buio, il silenzio, la bicicletta ...). A questo scopo accorpi, con la scusa della storia da raccontare, non solo altre storie che si individuano in perfetta autonomia anche a prescindere dal filo con cui le connetti (gli sprazzi sulla vita del protagonista e della perpetua, la vicenda drammatica dell'aborto, con la ragazza ed il fidanzato suicidi ...) ma, credo, soprattutto dettagli: frammenti di vite, frammenti di vita (di una stessa vita sparpagliata in personaggi magari diversi), frammenti di giornate. Ci vedo insomma tre livelli a risoluzione progressiva: la storia, le storie, i dettagli.
Questo tuo modo di fare mi piace molto, dato che con quei dettagli e non con la storia principale mi posso paragonare. Inoltre io stesso, quando provo a giocare con le parole, cerco di focalizzare dettagli e immagini, dicendo spesso che devo fare così perché ho poca fantasia: in realtà, non mi va di fare altro.
Evidentemente quindi, hai intercettato un modo di scrivere che amo.
Allo stesso tempo, hai voluto e sei riuscito a dare al tutto un percorso ed un quadro unitari; in questo mi sembra che tu sia stato davvero bravo: sarebbe infatti stato certamente più facile e meno faticoso polverizzarti in una raccolta di racconti.
Poi c'è la sostanza del tutto, non scontata neppure nel caso della storia di un prete: la normalità di una vita cristiana effettiva, con i numerosi riscontri e paragoni possibili. Ovviamente, parlo di riscontri e paragoni con la mia esperienza, evidentemente: ancora sui dettagli, certo, ma inoltre anche con il contesto intero e la direzione della vita del prete. Tutto sommato, leggendoti, è stato forse questo il riflesso più costante ed interessante su di me: questa possibilità di paragone concreta, che allo stesso tempo è possibilità di comprensione e -se mi permetti- di condivisione.
In conclusione, mi sembra che tu abbia fatto un buon lavoro e ti ringrazio per avermene fatto usufruire.
Naturalmente, ti invidio.
Ciao.
Giorgio Caplano