Solo una volta, ma per sempre. Un solo vagito, ma per tutti
i vagiti del mondo. Una notte come le altre, una notte scura, una notte nel
profondo, eppure una notte così diversa e piena di luce.
Il dolore atroce di un parto come ce ne sono in ogni istante
del mondo, atroce e lieto di stupore. Atroce come ogni attimo eppure lieto come
ogni istante.
Una carne che avvizzisce solo a guardarla, una carne
abbandonata e sola, una carne che è la carne di ognuno. Ma una carne che si
rigenera e riprende vigore. Una carne che da bianca di morte riprende i colori della
fanciullezza. Una carne solita ma una carne rifatta.
Una madre che ama come ogni madre ama. Non c'è questione,
non c'è dibattito su questo. Una madre che ama, come qualsiasi madre, in ogni
piccolo villaggio del mondo, ama. Una madre che sa che ciò che ama lo perderà,
un giorno. Ma una madre che, insieme, sa che quel figlio che ama non lo perderà
mai.
Un figlio che è un mistero di figlio per ogni madre perché
non ne conosce il destino, non ne conosce la meta, non le è dato sapere. Un
figlio che è un mistero di figlio per ogni madre. Eppure un figlio che, pur
essendo un mistero di figlio, ogni mistero svela.
Un bimbo, teneramente affidato come ogni bimbo, abbandonato
tra le braccia di una madre, come solo un bimbo può fare. Eppure la madre lo
guarda come se non fosse solo un bimbo, lo abbraccia come se fosse già la
promessa di un uomo, il padre lo accoglie come se fosse molto di più di quel
bimbo inaspettato. Arrivano da luoghi sconosciuti per guardarlo, anche solo per
guardarlo, come un bimbo ma un bimbo che porta con se’ ogni bimbo.
Un vagito, un solo vagito. Una notte, una sola notte. Un
dolore, un unico dolore. Una madre, una sola madre, Un figlio, solo un figlio.
Un bimbo, un dolce bimbo.
Ma per tutti i vagiti del mondo, per tutte le notti del
tempo, per tutti dolori dell’umanità e per tutte le madri del mondo, insieme a
tutti i figli di questa terra.
Per tutti i figli e le figlie di questa terra. Solo una
volta, ma per sempre.
