Non me ne vorranno tutti gli altri che mi hanno concesso di pubblicare il loro commento. Ma questo che segue è stato una sorpresa da condividere. Qualcosa di speciale per l'acutezza, la profondità e la serietà di analisi. Traspare una passione per ciò che si è letto che è come un atto d'amicizia e come tale l'ho accolto. Una recensione appassionata più che un commento e basta. Qualcosa che racconta di un'intelligenza acuta e di un cuore grande di chi l'ha scritto.
"C’è una storia sostenuta da una tensione continua, da un ritmo battente ma come diluito, sospeso. Sincopato, direbbe Mauro.
Suoni ovattati e colori scuri accompagnano il duro fluire dell’inverno, che è riposo e silenzio. Quando il silenzio viene rotto, è con la violenza del dolore che rompe gli argini e prorompe in un grido, nel sordo rumore del bastone, di un corpo che cade. Oppure con il bisbiglio di un dolore vissuto con dignità.
Immagini scure, cupe, che fanno male a chi legge ma catturano, senza lasciare scampo: così non si può fare a meno di continuare a leggere riga dopo riga, pagina dopo pagina, calamitati dall’atmosfera, dall’oscurità, dalla nebbia, dal silenzio dell’inverno.
I pochi accenni ai primi computer, alla televisione, alle campane collocano la storia quasi al di fuori di una precisa dimensione temporale, quasi a significare che lo spirito del male aleggia eternamente, è in agguato. Ma accanto al dolore, quello quotidiano, quello universale, accanto ai drammi eterni di chi è costretto a scegliere tra la vita e il rispetto umano c’è un respiro libero, la voglia di raccontare la vita e la bellezza, la purezza luminosa di cuori semplici, al di là delle eterne contraddizioni umane.
Perché, e credo sia questo uno dei temi del romanzo, dal male nasce il male, il dolore genera dolore e chi ha ricevuto dolore e male è condannato a restituirlo, in un vortice che sembra inarrestabile.
Ma questa volta la catena del male si rompe, grazie al coraggio di Marco e alla sua fiducia in Don Luigi. Marco non replicherà l’orrore, la colpa del padre non ricadrà sul figlio. Marco si affiderà, con il semplice e infallibile intuito dei bambini, a un puro come lui. Lascerà a se stesso il padre in cui non si riconosce e sceglierà quasi inconsapevolmente un altro padre, che di coraggio e fede ha vissuto ed è morto, in una luminosa affinità elettiva.
Nella notte un volto è un libro “compatto”, essenziale, sintetico anche nella scrittura; è privo di digressioni superflue, di autocompiacimenti, di narcisistici cedimenti alla tentazione, in cui cadono oggi tanti autori di celebrati best seller, di rubare la scena ai personaggi e alla storia.
Qualche piccola debolezza? Mi pare che forse manchi, in qualche momento, il lavoro di lima sulla parola, sull’aggettivo, che manchi quell’espressione precisa che rende perfetta la frase. Forse, inoltre, in qualche momento la trama ha qualche cedimento; forse è stato voluto così, ma l’immagine del bastone rischia di diventare ossessiva, un po’ come l’ascia di Raskol’nikov. Ma questi sono dettagli.
Al di là dei meriti del libro, complimenti a Mauro soprattutto per aver dimostrato, anche lui come Marco, due belle, luminose qualità: FIDUCIA e CORAGGIO." Maria Grazia Mugheddu
Grazie Maria Grazia, infinitamente grazie.
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