lunedì 15 dicembre 2008

Il primo commento di una lettrice

Mi è arrivato il primissimo commento di una lettrice che merita di essere un post per se stesso. Ringrazio Elisa per le sua parole benevole e scritte con passione che mi lusinga e mi commuove:

<<"... forse, sempre, e per tutti, altro non è mai, leggere, che fissare un punto per non essere sedotti, e rovinati, dall'incontrollabile strisciare via del mondo. Non si leggerebbe, nulla, se non fosse per paura. Si legge per non alzare lo sguardo verso il finestrino, questa è la verità. Un libro aperto è sempre la certificazione della presenza di un vile - gli occhi inchiodati su quelle righe per non farsi rubare lo sguardo dal bruciore del mondo - le parole che a una ad una stringono il fragore del mondo in un imbuto opaco fino a farlo colare in formine di vetro che chiamano libri - la più raffinata delle ritirate, questa è la verità. Una sporcheria. Però: dolcissima ... leggere è una sporcheria dolcissima. Chi può capire qualcosa della dolcezza se non ha mai chinato la propria vita, tutta quanta, sulla prima riga della prima pagina di un libro ? No, quella è la sola e più dolce custodia di ogni paura - un libro che inizia ..."
A. Baricco

Un libro che inizia è da sempre un rifugio, una speranza. la custodia delle nostre paure.
Si inizia un libro sperando che ci porti via con sè, che ci porti lontano, che ci mostri una strada nuova, che non conoscevamo prima.
Speriamo che i suoi protagonisti ci prendano per mano, ci accompagnino. Fino all'ultima riga, all'ultima parola.
E lì, all'ultima parola, ci lasceranno di nuovo soli.
E ne sentiremo la mancanza.

Queste formine di vetro che chiamiamo libri.
Riescono a lasciarci colori nelle dita, voci dentro la testa.
Sento la voce di Elvira, vedo la veste nera del Padre che si impiglia nella bici mentre corre per le stradine nella notte.

Grazie a questo vetraio, un po' burbero nella vita di tutti i giorni ma capace di poesia quando inizia a soffiare.
Grazie a questo vetraio che ha certamente soffiato con fatica (perchè immagino quanto sia difficile dare una forma a quel vetro), amore, attenzione.
Grazie a questo vetraio che mi ha riempito di meraviglia, come forse ormai solo certi libri riescono a fare.
Che mi ha regalato mani che mi hanno stretto nelle loro fino all'ultima parola.

Non si può davvero capire la dolcezza fino a quando non si è chinata tutta la propria vita sulla prima riga della prima pagina di un libro.

Grazie Mauro, per questa formina di vetro su cui chinare la propria vita per un momento.
Un momento che sa di buono, che custodisce ogni paura.>>


Grazie Elisa, altrochè

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